26 Giugno 2022

1997, 2010 e 2017: il ricordo di Vecchioni a Cuneo in tre concerti preziosi e spettacolari (FOTO)

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Roberto Vecchioni è nato a Milano nel 1943, dove vive. E’ sposato con Daria Colombo e ha quattro figli. I genitori sono napoletani. Si è laureato in Lettere Antiche all’Università Cattolica del capoluogo lombardo. Ha insegnato per trent’anni greco, latino, italiano e storia nei licei classici. Ha tenuto diversi corsi universitari. Negli Anni Sessanta ha cominciato a scrivere canzoni per artisti affermati. Nel 1971 si è proposto per la prima volta come interprete dei suoi brani con l’album “Parabola”, che contiene la famosa “Luci a San Siro”. Nel 1973 ha partecipato al Festival di Sanremo con “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. Ha vinto la stessa kermesse musicale nel 2011 con “Chiamami ancora amore”. Ha pubblicato 37 album.

Anche a livello letterario è stato molto attivo con 12 libri e saggi. L’ultimo – “Lezioni di volo e di atterraggio” – l’ha presentato, lo scorso luglio, al Nuovi Mondi Festival di Valloriate. Raccontando anche diversi aneddoti sulla storia di alcune sue canzoni. Dall’ottobre 2020 e fino al giugno 2021 tutti i sabati ha curato una rubrica nella trasmissione televisiva su Rai3 “Le parole della settimana”, condotta da Massimo Gramellini.    

E’ venuto in concerto nella provincia di Cuneo molte volte. In questo pezzo abbiamo unito il ricordo e le interviste di tre spettacoli organizzati nel capoluogo della “Granda”: nel 1997 sul palco dell’allora ancora disponibile Cinema-Teatro Fiamma; nel 2010 al Teatro Toselli per il Giorno della Memoria e nel 2017 in occasione della serata allestita dalla Pro loco in frazione Madonna dell’Olmo. Ecco gli articoli che ho scritto per Cuneo Sette e Targatocn.it.  

Da Cuneo Sette del 2 dicembre 1997

1997, una serata indimenticabile per i giovani e tanti quarantenni. L’intensa storia di due generazioni

Vecchioni in concerto al Cinema-Teatro Fiamma

Quando entro al Cinema-Teatro Fiamma per assistere alle prove del concerto, Vecchioni è sul palco e sta parlando con i tecnici e i musicisti. Confesso che, a quel punto, un forte brivido mi corre lungo la schiena. E’ lui, uno dei cantautori che ha segnato profondamente il mio approccio alla musica negli anni della giovinezza e che, con le sue canzoni, ha accompagnato nel cammino la mia generazione. La storia di Vecchioni è la storia di almeno due generazioni: la sua, che ha vissuto il Sessantotto con il conseguente impegno politico e sociale e la mia che, dieci anni dopo, ha colto questi aspetti di riflesso e non sempre ha esternato, con convinzione, ideali e lotte.

Mentre Roberto passeggia, cercando la concentrazione, scorrono nella mia mente le immagini dei concerti a cui ho assistito nei tempi precedenti e in altri luoghi: momenti in cui i brani di Vecchioni erano lo spunto per le riflessioni con gli amici sui problemi del quotidiano e della vita, ma anche motivo conduttore di serate spensierate e di canti sui prati della “montagnola” al parco della Resistenza o in qualche osteria.

E’ con questi pensieri che torno di sera al Fiamma per lo spettacolo, cogliendo con piacere negli sguardi di molte persone o più direttamente nel loro parlottare sottovoce, le mie sensazioni legate a un ricordo o a un’avventura. L’entrata in scena di Vecchioni è accolta da un fragoroso applauso. Si inizia con “Samarcanda”, per proseguire con i brani del “Bandolero stanco” lirici e musicalmente gradevoli. “Ma è con le vecchie canzoni, dedicate agli amici di sempre ma soprattutto ai nuovi – come dice lo stesso Vecchioni in uno degli intervalli parlati della serata – che si raggiunge il massimo feeling”: Roberto, i musicisti e tutti noi ad accendere la fiammella o a cantare “Mi manchi” e “L’ultimo spettacolo”.

Quando poi, al bis, il teatro è avvolto dalle note di “Luci a San Siro” e di “Velasquez”, la già intensa emozione cresce ancora. E’ stato un bellissimo concerto, tirato, che è riuscito a comunicare in modo ottimale l’evoluzione artistica di Vecchioni, sia poetica che musicale.

Vecchioni con la chitarra in “Luci a San Siro”
Vecchioni in un momento dell’intenso concerto

La band, composta da ottimi performer e dalle brave vocalist, ha risposto al meglio. Così come le vignette di Staino, proiettate su due grandi schermi, hanno illustrato i vari momenti della serata, integrandoli in modo spiritoso e pungente. Il pubblico, in larga maggioranza quarantenni, ma anche giovani che in alcuni casi accompagnavano mamma e papà, ha vissuto una serata indimenticabile.

1997, Cuneo: Vecchioni con la band, i musicisti e le vocalist al Cinema-Teatro Fiamma

Da Cuneo Sette del 2 febbraio e del 9 febbraio 2010

2010, Vecchioni al Toselli per il Giorno della Memoria. Nell’intervista esclusiva dice: “C’è sempre una speranza, spieghiamolo ai nostri figli”

2010, Cuneo: Vecchioni al Teatro Toselli per il Concerto della Memoria

Per il Giorno della Memoria 2010, il Concerto, promosso dal Comune di Cuneo e dal Comitato della Persona Anziana del prete partigiano don Aldo Benevelli, con il supporto della Fondazione Crc, porta sulla passerella del Teatro Toselli del capoluogo, lo strepitoso Roberto Vecchioni. Il cantautore è protagonista di una performance acustica particolare e preparata per l’occasione. Accompagnato, con straordinaria bravura, da Beppe D’Onghia al pianoforte e da Anton Berovski al violino, l’artista milanese emoziona il pubblico attraverso un ricco percorso di parole e musica. Attingendo da scritti antichi e moderni e proponendo i brani più significativi della lunga carriera.

Beppe D’Onghia, Roberto Vecchioni e Anton Berovski

La voce, calda e poderosa, si fonde armoniosamente con i suoni, mentre il violino ricama virtuosismi preziosi fortificati dal piano. “I resistenti sono sempre vivi nel nostro cuore” – sottolinea Vecchioni al termine del concerto. Salutato dagli scroscianti applausi finali. Davvero una serata intensa e spettacolare. 

2010, Cuneo: gli spettatori al Teatro Toselli attendono l’inizio del concerto di Vecchioni
Vecchioni al termine del concerto con l’allora sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, e don Aldo Benevelli

La presenza in città di Vecchioni è anche l’occasione per una cordiale chiacchierata. Partendo proprio dalla necessità di conservare e di trasmettere il ricordo terribile di ciò che è stato l’orrendo sterminio compiuto dalla ferocia nazista.

“Bisognerebbe – dice – fare molto di più. Nelle scuole, nella vita di tutti i giorni, nell’educazione dei bambini occorrerebbe sempre ricordare che l’uomo è uomo e che non va sopraffatto da un altro uomo. Questa serata è per la nostra speranza: per guardare al passato pensando che c’è sempre un futuro. Sia per chi è ateo e sia per quanti hanno la fede. Dobbiamo ricordare lo spaventoso massacro dell’Olocausto, ma anche le idee deturpate e non comprese.  

Dobbiamo ricordare i crimini del secolo scorso, però anche tutti quelli commessi nei secoli prima, perché nella storia ci sono sempre state guerre e ci sono sempre stati popoli che credevano di essere quelli più forti e i popoli emarginati. E tutti i grandi uomini della storia, non quelli piccoli che fanno schifo, hanno sempre detto tutti un’unica cosa: qualunque tragedia accada non deve mai crollare la speranza. Possono farci male in tutti i modi, ma l’animo non ce lo uccidono. Questo resta: è il nostro futuro, è il futuro dei bambini e dei bambini dei nostri bambini. Spieghiamolo ai nostri figli e ai nostri nipoti”.

Il concerto di Vecchioni al Toselli

“L’amore è l’unica cosa che ci portiamo dentro e che ci possa salvare”

Con Vecchioni parliamo anche della sua vita e della sua carriera. A cominciare dal percorso artistico. “Lo definirei – racconta – entusiasmante e meraviglioso. E’ stata una scoperta continua, una ricerca non dico della verità, ma del valore dei sentimenti”.

C’è qualche album al quale è più legato? “Sicuramente “Samarcanda”. Ma anche “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”, “Di rabbia e di stelle”, “Milady”, “Il lanciatore di coltelli”. E “Ipertensione” che ha rappresentato una svolta, perché le canzoni contenute hanno assunto un significato che prima non avevano”.

Le dà fastidio essere ricordato spesso per “Luci a San Siro”? “Un poco sì, ma ci sono certi pezzi che ti segnano: per Guccini, ad esempio, è “La locomotiva”. Anche se poi ha scritto tante altre canzoni più importanti”.

Lei, nel 1979, ha anche vissuto una vicenda giudiziaria, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e, poi, assolto dopo pochi giorni. Ritiene che la magistratura in Italia abbia troppo potere? “Assolutamente no e ho piena fiducia nel suo operato. Il mio caso è stato trattato con sufficienza, incapacità di vedere la situazione come era realmente e usando testimonianze false. Ogni tanto, purtroppo, succede”.     

Ha cantato l’amore nelle sue varie sfaccettature, anche quando è sofferenza mista a speranza. Come nel brano “L’ultimo spettacolo” quando dice “Non si è soli se un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto”. Cos’è per lei l’amore? “E’ tutto: non c’è altra definizione. Se ti scontri con qualcosa o se incontri qualcosa, determini la tua vicenda. L’amore è l’unica cosa che ci possiamo portare dentro e che ci possa salvare”.

Un momento del concerto di Vecchioni al Toselli

“Il ’68 ha confuso orrori ed errori, ma ha fatto nascere tante cose belle”

Vecchioni ha insegnato per numerosi anni e continua a farlo tuttora, conoscendo parecchi giovani. Come sono cambiati e come è cambiata la scuola? “Giovani e scuola – risponde – sono cambiati tantissimo, ma perché si è trasformata moltissimo la società, il mondo della politica e tutto ciò che assilla le nuove generazioni. Se non guardiamo i giovani degli spot pubblicitari, gli altri sono più intelligenti, più capaci, più avanti di un tempo. Purtroppo, però, non hanno i mezzi, combattono contro i mulini a vento, hanno davanti muri di gomma e un futuro difficile”.

Si può trasmettere loro un messaggio di fiducia? “Noi artisti lo stiamo dando da tanto tempo, ma è ideale. Quello pratico e chiaro lo deve dare alla politica”.

A proposito di politica, le attuali contrapposizioni fanno venire in mente il detto: “Si stava meglio quando si stava peggio”. “Un tempo c’erano la Dc e il Pci e la situazione era molto più chiara. Io stavo con il Pci. La Dc, pur con gli errori e gli sbagli, era un avversario leale e si poteva capire cosa voleva. Ora è tutta un’altra storia, c’è una confusione totale. Devi credere di più alle persone che non ai partiti. E fondamentalmente devi credere nella tua anima”.

Cosa ne pensa del Partito Democratico? “Non è il mio partito”.

Lo scrittore Dino Segre (Pitigrilli), poi ripreso da alcuni suoi colleghi cantautori, diceva: “Si nasce incendiari e si finisce pompieri”. E lo sottolinea spesso anche un mio amico operaio. Qual è il suo pensiero? “Da ragazzi si incendia tutto e poi si cerca di salvare il salvabile. Ma non è assolutamente il caso di essere incendiari. Bisogna salvaguardare le case, i villaggi, le strade, però essere vigili e attenti perché ci sono case in cui si fanno scelte sbagliate e altre nelle quali avvengono quelle giuste”.

Gaber cantava “La mia generazione ha perso”. E’ d’accordo? “Con quella frase non voleva dire che la sua generazione dovesse vincere. Intendeva dire che la meravigliosa occasione del ’68 non è stata sfruttata fino in fondo. Si sono confusi orrori ed errori e c’è stata una sconfitta, ma anche una grande vittoria perché il ’68 ha fatto nascere tantissime cose che hanno ribaltato la vita sociale italiana. Cose molto belle, che sono rimaste”.

Si è mai posto la domanda sull’esistenza di Dio? “Dio esiste e io sto benissimo con Lui: sono un ateo fedele”.      

Da Targatocn.it del 23 luglio 2017

2017, lo straordinario concerto di Vecchioni, organizzato dalla Pro loco di Madonna dell’Olmo, regala una valanga di emozioni, scaldando il cuore e accarezzando l’anima

2017, Madonna dell’Olmo: l’emozionate concerto di Vecchioni

Per la frazione cuneese di Madonna dell’Olmo, la serata del 22 luglio è stata  indimenticabile. Magica. Il concerto, gratuito, del cantautore Roberto Vecchioni, in piazza della Battaglia, organizzato dalla Pro loco, coordinata da Giuseppe Beraudo e Livio Avagnina, con il prezioso supporto di 120 volontari dai 15 agli 85 anni,  numerosi sponsor e il patrocinio del Comune,  ha regalato, alle oltre 3000 persone presenti, una valanga di straordinarie emozioni.

I coordinatori della Pro loco di Madonna dell’Olmo, Livio Avagnina e Giuseppe Beraudo

Sotto un cielo stellato e accompagnato da una band di splendidi musicisti, il “professore” milanese, in due ore di spettacolo, ha raccontato scampoli di storie e la sua storia: anche quella più intima e personale del rapporto con la madre, i figli, le nipoti. Sottolineando che l’amore è il vero filo conduttore della vita. E che la felicità non è solo gioia, ma anche il saper affrontare dolore e tristezza cogliendone quei particolari capaci di insegnarti qualcosa. “La felicità – ha detto – nella vita si alza e si abbassa. Quando non puoi avere 10, a volte, se te ne accorgi e ci credi, anche 5 è il massimo”.

Una parte di pubblico durante il concerto
Un momento del concerto di Vecchioni

Lo spettacolo

La spettacolare scaletta di canzoni proposte è iniziata con “El bandolero stanco” e si è chiusa, nel tripudio generale, con “Luci a San Siro” e “Samarcanda”, passando, solo per citarne alcune, attraverso “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”, “Figlia”, “Sogna ragazzo sogna”, “Milady”, “Dimentica una cosa al giorno” e la meravigliosa “Chiamami ancora amore”, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2011. Vecchioni, generoso, come sempre nei concerti, ha dato tutto. Ricordando “l’orgoglio di essere italiano”.

Una serata capace di scaldare il cuore e accarezzare l’anima. Riempiendo il cassetto degli spettatori di sentimenti buoni e positivi. Senza dimenticare il ricordo di Roberto Virano, un residente di Madonna dell’Olmo deceduto in un incidente con la moto sette giorni prima, e il contributo di quanti hanno partecipato alla cena che servirà a finanziare il “Progetto Orfani del Lago Vittoria” per costruire una nuova scuola in Kenya. Un pizzico di solidarietà che fa sempre bene.

La cena di solidarietà
Un gruppo di volontari della serata nel reparto cucina

L’intervista: “Mi piacciono giovani che si sbattono, che hanno coraggio e che, nonostante i problemi di tutti i giorni, non perdono la speranza”

Roberto Vecchioni durante l’intervista

In 45 anni di carriera ci sono delle canzoni alle quali è più legato? “Tutte quelle dedicate alle persone in generale, ma in particolare alle persone che mi hanno insegnato qualcosa: dai grandi artisti agli amici della vita quotidiana”.

Viene spesso a cantare in provincia di Cuneo, sicuramente perché apprezzato e amato. Oltre a questo, però, c’è qualcosa che lo attira del territorio? “La bellezza e i piaceri di un Piemonte interno incantevole”.

Il concerto di Madonna dell’Olmo è stato organizzato dalla Pro loco con molti volontari giovani. In questo momento difficile per le nuove generazioni ha un messaggio di fiducia da lasciare loro per il futuro? “Innanzitutto ci sono giovani e giovani. Una parte se ne frega completamente della vita, della società, degli altri e tira dritto pensando ai fatti suoi. E questi non mi piacciono. Mi piacciono, invece, quelli che si sbattono, che hanno coraggio e che, nonostante gli orrori di tutti i giorni, non perdono la speranza. Anche se non è un bel periodo, a loro dico di avere più pazienza per raggiungere gli obiettivi che anni fa si raggiungevano prima. E poi ci vuole più cultura. Senza cultura non si va da nessuna parte”.

Quindi lottare, ma restando in Italia? “Certamente. Anche se oggi i giovani devono fare i conti con la pessima educazione dello Stato e della politica. Però vale la pena non scappare, battersi e cercare la luce che in qualche ambiente politico esiste ancora. Senza assumere gli atteggiamenti qualunquistici del sono tutti uguali, del io non voto, del me ne frego. Lentamente, lottando tutti i giorni, le cose possono cambiare”. 

Vecchioni durante il concerto

Nella sua canzone “Chiamami ancora amore” c’è quel passaggio in cui si dice “questa maledetta notte dovrà pur finire perché la riempiremo noi da qui di musica e di parole”. Per quanto sta succedendo nel mondo mi pare che la notte non sia ancora finita. “Il mistero dell’universo è che la notte non finirà mai e il segreto è combatterla, provandoci in tutti i modi. Fare fatica, avere problemi è un segno tipico dell’intera umanità: ieri, come oggi, come domani. E ce lo trascineremo sempre dietro”.

La solidarietà messa in campo questa sera può essere una delle soluzioni? “Tutte le solidarietà sono una strada e i fondamenti restano gli stessi: uguaglianza; fratellanza;  capire chi è più debole e aiutarlo. Anche soffrendo insieme a chi non sta bene”.

Condivide la celebre frase: “Si nasce incendiari e si muore pompieri”. “Da sempre la gioventù è scatenata: io a vent’anni ero diverso da come sono adesso. Però non sono un pompiere. C’è chi nasce incendiario e muore pompiere e c’è chi nasce incendiario e, con l’avanzare degli anni, avverte i pompieri dell’incendio e della necessità di salvare le persone”.  

Vecchioni e la band al termine del concerto