26 Giugno 2022

Quel discorso di fine anno del Presidente Pertini nel 1983 che incoraggiava i giovani a credere nel loro futuro

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Il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, probabilmente il più amato dagli italiani per la sua straordinaria schiettezza, il 31 dicembre 1983, a 18 mesi dalla scadenza del mandato, nel messaggio di fine anno lanciava forti e appassionate parole di incoraggiamento e di speranza alle nuove generazioni. Un discorso a braccio ancora oggi profondamente attuale e quasi profetico rispetto a situazioni di illegalità nel Paese che sarebbero esplose di lì a poco e, dopo, continuate fino ai giorni nostri. 

Diceva allora Pertini: “Le domande che mi sento fare spesso dai giovani sono queste. “Il nostro domani sarà turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un’occupazione?”. E poi un’altra domanda mi fanno e gli anziani mi ascoltino: “Perché, Presidente, gli anziani si abbandonano a tanti scandali? Perché tanta corruzione?”. E’ un rimprovero che sorge dai giovani verso questa minoranza di anziani che danno esempio di corruzione, di disonestà. Guai a chi dà scandalo ai giovani”.

“Io credo nella nostra gioventù”

“Io credo nella nostra gioventù. E’ molto più sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali. E’ vero, sono esuberanti: e perché non devono essere esuberanti alla loro età? Vorrei essere io esuberante, vorrei avere io la loro età, la loro giovinezza che è un bene prezioso, che io ho trascorso in carcere nella rinuncia e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza. Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillità al loro domani”.

“Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza. E fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace. Se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volontà, tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra. E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della libertà. Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio. Questo noi chiediamo”.

“Dico ai giovani: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale”

“Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale: sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti”.

“Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io: e lotto ancora oggi nonostante gli anni. Lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma vorrei che teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente: “Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente”.

Voi siete la futura classe dirigente del nostro Paese”

“Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. E li esorto ad andare avanti; a continuare per la loro strada; a cercare, nella scuola, la cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività”.

“Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro Paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finché vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale”.

Il presidente Pertini, durante il mandato, ha incontrato molto giovani al Quirinale

A 38 anni di distanza il mondo non è migliorato

Il Presidente Pertini è morto nel 1990. Da quel discorso sono passati quasi 38 anni. Ma il mondo nel quale viviamo ora non è migliorato. Anzi, rispetto a quel periodo ha fatto qualche passo indietro.

I giovani, come allora, ci sono: pulsanti di idee e di speranze. Tuttavia, sono disorientati e confusi. Stati d’animo che l’emergenza sanitaria legata al Covid ha contribuito ad aumentare ulteriormente, attraverso nome anti-contagio, giuste, però capaci di distanziarne sempre di più i percorsi comuni di idee e di creatività.

E, poi, le nuove generazioni, continuano ad avere pochi punti di riferimento solidi e concreti. Forse è anche per questo motivo che, da una parte, hanno perso la fiducia nel domani e la voglia di combattere, e sull’altro fronte, mancano, qualche volta, di tolleranza verso gli altri. Cosa possiamo dire loro? Cercate di mettere in pratica le parole del Presidente Pertini. Pretendendo dagli adulti onestà. E dai politici che si occupino di voi: non per stringervi la mano quando vi incontrano, ma per garantirvi un futuro.