26 Giugno 2022

Quella Cuneo che non c’è più. Una città bella è necessaria, ma anche lo stringerci la mano come una volta (FOTO)

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Voglio raccontarvi di una Cuneo che non c’è più. Quella degli Anni Sessanta e Settanta. Di una Cuneo in cui il bagno settimanale si faceva nella tinozza di gomma. Della Cuneo in cui un anno era caduta così tanta neve che io, mio padre e mio madre, insieme ai vicini, che abitavamo nella zona dove ora c’è la concessionaria Mercedes, siamo stati otto giorni senza luce elettrica, perché i tecnici dell’Enel non riuscivano a riparare il guasto.

Di una Cuneo dove io raggiungevo i miei amici in bicicletta, di color verde, nel centro di Madonna dell’Olmo: certo il traffico allora non era tanto, ma dovevo comunque pedalare due chilometri.

Vi voglio raccontare di una Cuneo in cui, sempre in bicicletta, la borsa del pane, che mia madre mi faceva comprare quando andavo a divertirmi in paese, si era infilata nei raggi della due ruote e mi aveva fatto cadere rovinosamente nel letto del piccolo torrente prima dell’incrocio con la strada verso Fossano.

E per chiedermi come stavo e se avevo bisogno di aiuto si era formata una piccola coda di macchine, con gli occupanti premurosi di darmi una mano.

Di una Cuneo dove, a Tetto Valentino, di fronte al distributore dell’Agip di Madonna dell’Olmo, ce ne inventavamo di tutti i colori: dalla “caccia ai nemici” del Palazzo Giallo, cento metri più a monte, con la cattura di chi potevamo e le frustate sulle gambe usando mazzi di ortiche alle Olimpiadi per riportare un sano – si fa per dire – clima di gioia. E poi ancora gli incontri di boxe, con guanti veri, per rimettere di nuovo ogni accordo in discussione.

Voglio raccontarvi di una Cuneo in cui si andava a sciare, quasi tutti con il bob, al “Campidoglio”: per noi straordinaria e insuperabile discesa dove adesso si trova il parcheggio Bellavista.

Cuneo vista dalla Torre Civica sempre alla fine degli Anni Novanta

Di una Cuneo dove, sempre in quella zona, alla fine del ponte Vecchio arrivando in città, c’era una personcina a modo della quale non ricordo il nome – il figlio si chiamava Germano – che, di fronte a una casa quasi “rudere”, aveva un ampio spiazzo in cui ospitava il parcheggio per le biciclette. Venti lire, o giù di lì, per qualche ora. E il martedì non si trovava posto.

Vi voglio raccontare di una Cuneo dove la filovia, lungo l’asse centrale da piazza Torino a San Rocco Castagnaretta, era un mezzo di trasporto, ma pure un bellissimo gioco per i bambini. Quando, infatti, i fili in alto cominciavano a vibrare piano e, poi, sempre più forte, la corriera era in arrivo. Ma l’attesa rappresentava un’emozione fortissima.

Voglio raccontarvi di una Cuneo in cui io e il mio amico Demi, appena sedicenni –  allora a quell’età si era considerati piccoli -, avevamo scoperto del concerto, nell’ex chiesa di San Francesco, di Toni Esposito: allora un mitico percussionista che aveva appena pubblicato gli splendidi album “Rosso napoletano” e “Processione sul mare”. Però non potevamo uscire di sera. Ci rimane, tuttavia, ancora adesso, quando lo ricordiamo, l’intenso sapore delle prove, alle quattro del pomeriggio, con l’artista napoletano intento a tirare gli elastici e a battere le pentole. Un “grande” musicista.

Vi voglio raccontare di una Cuneo dove, in corso Giolitti, regalava dolci brividi lungo la schiena e fugaci sogni la discoteca “Taormina”. Quanti di noi ci hanno lasciato i cuori infranti per gli amori perduti. Come avevano già fatto, prima di noi, i nostri padri e le nostre madri, con l’altrettanto magico “Cavallino Rosso”.

Voglio raccontarvi di una Cuneo con i sorprendenti cortili del Centro Storico, e non solo, dove si giocava a pallone con le maglie o le camicie posate per terra come fossero i pali.

Piazza Galimberti vista dall’alto ancora alla fine degli Anni Novanta

Sono pochi frammenti, anche se ce ne sarebbero tantissimi altri, di una Cuneo che non c’è più. Ora la città è cambiata e sta ancora cambiando. Certo, in molte zone, è rimessa a nuovo. Un gioiello prezioso.

Ma quella di allora, semplice, ricca di gioia, con la voglia di scambiarsi un saluto, è rimasta solo nel cuore di chi l’ha vissuta e respirata. A pieni polmoni.

Un augurio? Che possa tornare quell’entusiasmo, quella voglia di vivere cose minute. Abbiamo bisogno di una Cuneo sempre più bella, ma anche di tornare a stringerci la mano e a regalarci, a vicenda, un sorriso.